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Il Cairo - giugno 2013

Andiamo al Cairo a cercare piramidi e ricordi di civiltà millenarie… intanto, qui esplode l’ingestibilità dei nuovi fenomeni globali, del mondo schiacciato sotto un carico umano dilaniato tra ineguaglianze e affollamento incontenibile, della “civiltà” che soffoca sotto il peso dei propri risultati impossibili da rendere patrimonio comune. Up Patriots!

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lungo mare tarantoCorrendo tra la gente si scoprono molte cose…vivamente consigliato ai politici chiusi nei palazzi o che si esibiscono in finti bagni di folla…(Lungomare di Taranto, 22 maggio 2013)

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Il ricordo di Domenico Quirico nella Giornata per la libertà di stampa

Il ricordo di Domenico Quirico nella Giornata mondale per la libertà di stampa - 3 maggio 2013 (PER VEDERE IL SERVIZIO TG, CLICCA SULL'IMMAGINE

Il ricordo di Domenico Quirico nella Giornata mondale  per la libertà di stampa – 3 maggio 2013                                              (PER VEDERE IL SERVIZIO TG, CLICCA SULL’IMMAGINE)

Quando nell’agosto di due anni fa scampò all’esecuzione sommaria che gli avevano riservato gli uomini di Gheddafi, raccontava di quei due miliziani ventenni che, opponendosi agli altri colleghi, avevano rischiato la pelle per salvare lui e gli altri tre giornalisti italiani caduti in trappola poco prima. “Quel giorno ho visto la carità –spiegava Domenico Quirico- l’unica forma che assume il divino nel mondo”.


Poco dopo la loro liberazione, l’albergo in cui era tutta la stampa mondiale a Tripoli fu assaltato da cecchini, con una sparatoria che durò quasi un’ora, documentata dal video che girai quel giorno. (“Cecchini a Tripoli” clicca qui per vedere le immagini)

Ecco, Quirico non è fatto per restare in albergo. Il dovere di raccontare per lui, come per i migliori di noi, comporta la necessità di esserci. E’ sempre stato convinto che fosse necessario ”essere all’interno del fatto, rischiando, senza avere un modo per scampare a cio’ che accade”.  Perché ”il dolore dell’uomo va condiviso per raccontarlo”.

Il fiocco giallo in questa Giornata mondiale per la libertà di stampa proclamata dall’Onu è come la bandiera di questo giornalismo in cui crediamo, il segno che aspettiamo il suo ritorno, sapendo che almeno 68 di noi nel 2012 non sono tornati. Anche se non abbiamo notizie dall’8 aprile, abbiamo fiducia che la sorte abbia risparmiato ancora una volta Domenico mentre divideva la propria sorte con quella dei disperati la cui vita era andato a documentare nel mattatoio siriano di Homs. Seguendo i versi dell’eroe e poeta cubano Josè Martì: “Con los pobres de la tierra quiero yo mi suerte echar…”

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Ground Zero

Ground Zero – New York

Gaber cantava: “C’è solo la strada su cui puoi contare, la strada è l’unica salvezza”    

…potrebbe essere l’inno dei giornalisti che vogliono restare in contatto con la gente e non servire gli interessi del palazzo, finire come i politici scollati dalla realtà e incollati solo al proprio tornaconto becero”

 

Accadde così nei giorni dell’America in ginocchio per gli attentati dell’11 Settembre. La gente si ritrovò e riconobbe per strada. Soprattutto a New York, ferita nella sua incrollabile sicurezza.

Per sei mesi dopo la devastazione delle Torri Gemelle, giorno dopo giorno, ascoltammo le storie dalla gente per strada. E i loro pensieri su cosa avrebbe dovuto prendere il posto di quel vuoto…di Ground Zero…

 

Guarda “Lacrime di cera a Ground Zero” il servizio che troverai anche nella pagina video gallery-giornalismo del blog, all’interno della raccolta completa “Attraverso l’11 settembre: dal 2001 ad oggi”.

 

Raccogliemmo il senso di ferita che resta e di ricostruzione, poi materializzato dieci anni dopo nel monumento dei “Vuoti gemelli” e nella nuova Torre della Libertà.

Pochi mesi dopo gli attentati, questo contrasto/connubio/conflitto di rinascita e lutto era già rimasto fotografato nella canzone “Ground Zero Ballad”, nata proprio dalle emozioni di quegli incontri quotidiani nelle strade di New York.

 

“Ground Zero Ballad” è il brano che state ora ascoltando, terza traccia nel CD “Last Call – note di un inviato”. Per saperne di più, il testo è stato appena pubblicato nella pagina che il blog dedicata al CD, nella sezione “Le canzoni”.

 

 

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la registrazione di "Chicago Blues" - per il CD "Last Call" - sul versante newyorkese - 2009

la registrazione di “Chicago Blues” sul versante newyorkese – 2009. Con Sandro da sinistra, il cameraman Yair, Ada Rovatti e Patrizia Scascitelli

Era il 2009 e sul versante newyorkese si registrava “Chicago Blues” decimo brano del CD “Last Call – note di un inviato”.

Fu l’esperienza profonda ed indimenticabile che vide coinvolte Ada Rovatti Brecker, sassofonista italiana, grande del jazz, a livello internazionale e nella città di New York, ormai la sua casa, e Patrizia Scascitelli, una delle più note e amate pianiste del jazz italiano, anche lei italiana trapiantata a New York dove vive dal 1981.

Prosegue così il viaggio tra le parole, le note e le storie del CD “Last Call”. Per saperne di più sull’album e i suoi singoli brani clicca qui. Nella sezione “Le canzoni” troverai anche il testo di “Chicago Blues”.

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Al Hammamat, Nabul - Tunisia (20 aprile 2013)

Al Hammamat, Nabul – Tunisia (20 aprile 2013)

Riflessione sulla spiaggia di Hammamet: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che i politici italiani capiscano che i tempi sono cambiati…

(Paradossale guardare gli avvenimenti italiani di queste ore dal buen ritiro e ora buen reposo di Craxi)

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Libano del Sud - guerra del 2010, sui mezzi da sbarco

Libano del Sud, guerra del 2010, sui mezzi da sbarco

Sul finire di settimana ancora una foto dal Libano scattata nei giorni di guerra del 2010.

E come suggerito dalla spiaggia di Tiro, torna il pensiero alle parole della canzone “Nel mare di Tiro” quarto brano dell’album “Last Call – note di un inviato”.

Per leggere il testo, vai alla pagina Il  CD“Last Call” ed entra nella sezione dedicata a Le canzoni. Delle altre parleremo la prossima settimana.

 

 

 

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Boston, s'indaga dopo l'attentato omicida nel giorno della Maratona (16 aprile 2013)

Attentato alla Maratona di Boston, indagini a tutto campo (16 aprile 2013)

Non è un giorno qualunque. Ci sono foto che non vorremmo scattare né vedere mai.

Negli Stati Uniti torna il terrore, la paura attentati.

Con i fatti di Boston nel giorno della sua fiera Maratona (due esplosioni al traguardo, ieri, alle 14,50 locali – le 20,50 in Italia – e a distanza di venti secondi l’una dall’altra.  Almeno tre morti accertati, tra i quali un bambino di otto anni ed oltre 130 i feriti, alcuni molto gravi.) una ferita impossibile da rimarginare torna a sanguinare e purtroppo sul serio.

Boston, la città simbolo di un equilibrio americano possibile. Città un po’ intellettuale dove si studia. Un po’ snob per l’intelighentia. Colpire Boston vuol dire voler scuotere la serenità americana profonda, l’anima che guarda avanti equilibrata. Il baricentro della democrazia che ha superato le logiche di frontiera. Colpirla all’arrivo di una maratona internazionale, nel mucchio di famiglie e sportivi, nel giorno della Patria…vuol dire cercare gli squilibri per lucrare folli supremazie…

“Piccole quantità di esplosivo adoperate con crudele abilità. Le indagini partono dalle bombe concepite per aggirare le misure di sicurezza, dimostrare efficienza militare, creare più shock e insicurezza che vittime. Pista interna o terrorismo internazionale. Le tracce si confondono…” 

Guarda il servizio andato in onda nel Tg2 delle 13 di oggi, clicca sulla foto.

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La spiaggia di Tiro da cui nacque la canzone "Nel mare di tiro" quarto brano del CD "Last Call - note di un inviato"

La spiaggia di Tiro (Libano) ispirò la canzone  “Nel mare di Tiro” quarto brano del CD “Last Call – note di un inviato”

La spiaggia di Tiro, in Libano, da cui nacque la canzone “Nel mare di tiro” quarto brano dell’album “Last Call – note di un inviato”.

Per saperne di più vai alla pagina Il  CD“Last Call”, troverai anche la sezione dedicata a Le canzoni,  il testo integrale del brano “Nel mare di Tiro” e la sua storia. 

Giorno dopo giorno pubblicheremo per voi anche gli altri testi.

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Ci sono strette di mano che hanno il valore di una vita (Adis Abeba - gennaio 2010)

Ci sono strette di mano che hanno il valore di una vita (Addis Abeba – gennaio 2010)

Guarda anche gli altri scatti dedicati ad Addis Abeba, vai a Foto Gallery Giornalismo, clicca qui

 

 

 

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