Giornalista

Raccontare. La spinta a far sapere cosa sta accadendo. Far partecipare la gente alla vita. E’ lo slancio, l’urgenza che ho provato fin da ragazzo.

La cronaca e la denuncia sociale. Il senso tragico della vita e le passioni umane che sono coinvolte. In quel teatro dei destini umani che è Napoli. Cominciando negli anni in cui eravamo i paladini di un mondo nuovo da creare, l’Autunno caldo, le lotte studentesche e la colonna sonora che le accompagnava.

Far sapere: volantini, piccoli giornali, canzoni. Infine, le radio pirata, diventate prima libere, poi private. Tanta cronaca, fatta di terrorismo, terremoti, mostri da sbattere in prima pagina. E la politica, degli inciuci e dei teatrini, asfissiante cappa di potere soprattutto sulla televisione, sempre più scollata dalla gente e dall’interesse pubblico, esattamente come i politici. E invece, strumento potente e meraviglioso per far prendere parte la gente alla vita, far crescere il Paese nella democrazia.

Raccontare le vicende del Mondo, anziché quelle di casa, è stato un rifugio, ma sopratutto uno strumento per interpretare e collocare la nostra realtà nel nuovo scenario cresciuto dopo la caduta del Muro di Berlino. E le guerre, drammi in cui si condensano le vicende umane più drammatiche.

Il giornalismo resta la bandiera della partecipazione democratica. E non c’è altro da fare che continuare a raccontare, senza cedere alle lusinghe dei corruttori e dei manipolatori.

L’intervista al Dalai Lama.

Ultimo reportage su YouTube: “L’11 Settembre un anno dopo”: