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Boston, s'indaga dopo l'attentato omicida nel giorno della Maratona (16 aprile 2013)

Non è un giorno qualunque. Ci sono foto che non vorremmo scattare né vedere mai.

Negli Stati Uniti torna il terrore, la paura attentati.

Con i fatti di Boston nel giorno della sua fiera Maratona (due esplosioni al traguardo, ieri, alle 14,50 locali – le 20,50 in Italia – e a distanza di venti secondi l’una dall’altra.  Almeno tre morti accertati, tra i quali un bambino di otto anni ed oltre 130 i feriti, alcuni molto gravi.) una ferita impossibile da rimarginare torna a sanguinare e purtroppo sul serio.

Boston, la città simbolo di un equilibrio americano possibile. Città un po’ intellettuale dove si studia. Un po’ snob per l’intelighentia. Colpire Boston vuol dire voler scuotere la serenità americana profonda, l’anima che guarda avanti equilibrata. Il baricentro della democrazia che ha superato le logiche di frontiera. Colpirla all’arrivo di una maratona internazionale, nel mucchio di famiglie e sportivi, nel giorno della Patria…vuol dire cercare gli squilibri per lucrare folli supremazie…

“Piccole quantità di esplosivo adoperate con crudele abilità. Le indagini partono dalle bombe concepite per aggirare le misure di sicurezza, dimostrare efficienza militare, creare più shock e insicurezza che vittime. Pista interna o terrorismo internazionale. Le tracce si confondono…” 

Guarda il servizio andato in onda nel Tg2 delle 13 di oggi, clicca sulla foto.