buduburam

Giochi di guerra

Redazione Racconti dal mondo

“So so wonder Jesus will play…”, cantano battendo le mani decine di bambini liberiani sotto un tetto di legno, la loro scuola nel campo di Budumburam in Ghana. Una comunità di quarantaduemila profughi non lontana dalla capitale Accra, creata tredici anni fa, all’inizio della guerra civile in Liberia. “Quale meraviglia farà Gesù”, è una specie di spiritual che esprime la speranza di recuperare i tempi felici della loro patria, che nessuno di questi scolari ha mai visto. La voglia di tornare è forte nei genitori, ma anche quella di tenere i figli al sicuro. Migliaia di ragazzini come loro hanno imbracciato il mitra in Liberia e combattono con ferocia, sfruttati e drogati dai miliziani. È un business, una questione di soldi. Baby o adulti, purché uccidano i mercenari hanno un loro prezzo.

In un clima di euforia per l’ennesima speranza in una pacificazione, nella capitale liberiana Monrovia i ragazzini ci fanno capire come si possa compiere un passo del genere. “So fare un sacco di cose, come giocare a calcio o a pallacanestro. E conosco anche qualche mestiere. Ma, la scuola è stata interrotta dalla guerra e il lavoro manca. Così, vado in giro a cercare di rimediare qualcosa nelle buste di plastica per aiutare i miei genitori”, racconta in un buon inglese Sammy Abu Bakasu. L’85 per cento della popolazione è in condizione di povertà, vive cioè con meno di un dollaro al giorno. Ma per oltre la metà dei liberiani, meno di un dollaro vuol dire mezzo dollaro al giorno. Reclutare questi disperati è un gioco.

Eppure, assassini spietati ed abbrutiti, anche i piccoli guerriglieri restano pur sempre bambini. E quando si chiede a qualcuno di loro, in Liberia come in Sierra Leone, cosa ti manca di più, la risposta è spesso “la scuola”. La scuola, la scuola, la scuola. Ossessivamente. La lingua comune, un’isola felice, una ricchezza perduta, la salvezza per i figli di tutto il mondo.