Le canzoni

Torno a casa blues

È il manifesto dell’inviato. La voglia di andare per raccontare le vicende della gente, guardando la realtà da prospettive diverse. Ma con la necessità di tornare poi a casa, dove il confronto con la propria dimensione si trasforma in desiderio di costruire un mondo migliore. La prima strofa è nata a Teheran, dove gli abitanti amano la lunga passeggiata sui monti a nord della capitale, il modo per riconciliarsi con la propria identità.

Per così poco

E’ un inno alla gioia semplice, esigenza innata dell’animo umano, spontanea anche dove c’è devastazione e sofferenza nel mondo. Un messaggio di fratellanza al di là di ogni diversità, cantato perciò in più lingue dalle vincitrici delle prime tre edizioni del Premio d’Aponte assieme all’argentina Rosarillo e a Sandro.

Ground Zero Ballad

Il risveglio dallo shock degli attentati dell’11 settembre, con la consapevolezza che solo il rispetto per la vita degli uomini di ogni paese può far risorgere New York dalle tremila vittime, “voci di tutto il mondo”.

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Nel mare di Tiro

In Libano l’amore può rapire anche sotto le bombe. La forza dei sentimenti nasce dal carattere secolare del paese, dalla sua storica tolleranza che alimenta il gusto della dolce vita. Canta la strofa in arabo e suona l’oud Maurice Chedid, un artista libanese che ora vive a New York lavorando come autista.

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Guajira Colombiana

Canto visionario sull’immigrazione verso il nostro paese. Il “sogno italiano” di chi cerca riparo da noi si incontra e si scontra con un analogo retaggio di emigrazione e fuga dall’Italia, diffuso soprattutto al Sud.

Canzone di Daniela e il terremoto irpino

Storia vera, emblematica dei soccorsi in ritardo, raccolta da Sandro mentre, in duplice veste di militare di leva e giornalista di un quotidiano, partecipava ai soccorsi per il terremoto in Irpinia nel novembre 1980.

Andrea

Negli Anni Settanta, come oggi, il conflitto esistenziale si gioca fra individualismo e apertura alla gente. La strada come dimensione per incontrare e vivere la realtà. Purché non diventi alienazione o addirittura moda.

Ultima ballata per un amico povero

L’Italia degli ideali condivisi a poco prezzo in un dialogo immaginario fra Sandro e Tony Cercola, compagni di strada da sempre. Il vero povero e chi ne segue la sorte per mettere in pace la coscienza. Ma è anche un invito a non crogiolarsi nelle utopie e a non cercare di far sopravvivere per forza le stagioni finite.

Sui sassi piatti

L’amore come fuga dalla realtà e alibi per non affrontare la vita produttivamente…

Chicago blues

Canzone nelle atmosfere di Chicago. La musica è stata composta sul testo in inglese, già pubblicato nella raccolta “Blues in blu”, e poi tradotto in italiano per la bonus track “Mi sono perso blues”. Per questo pezzo si sono rincontrati dopo anni a Roma Patrizia Scascitelli, arrivata da New York, con Gegè Munari e Giorgio Rosciglione. Ada Rovatti Brecker ha suonato il sax nella casa di Manhattan, inviando poi il file via mail.

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Last Call Blues

L’ultimo appello per fermare il gioco al massacro, sotto metafora d’amore. La canzone è nata così com’è in pochi minuti, scritta su un fazzolettino tra le fermate “Canal” e “34th St” della metropolitana di New York.

Mi sono perso blues

L’uomo smarrito di fronte alla metropoli che lui stesso ha costruito. L’anima strappata dal corpo vaga in preda a forze ormai fuori controllo alla cerca di una dimensione più umana.