Bin Laden

Un pizzico d’antrace come il cacio sui maccheroni

Uno che manda aerei a infilarsi in grattacieli di 110 piani, non perde certo tempo a spedire armi batteriologiche per posta, in buste scritte a mano con calligrafia infantile. E, certamente, non ad un giornale da supermercati di una località della Florida chiamata Boca Raton. Eppure, quando un foto-reporter muore e un altro impiegato del giornale Sun si ammala gravemente, l’incubo della ritorsione terrorista, della controffensiva all’antrace orchestrata dagli uomini di Bin Laden si impadronisce degli Stati Uniti.

Nessuno può credere ad una coincidenza. Negli ultimi cento anni i casi di infezione polmonare da carbonchio, provocati da spore di antrace, sono stati 16. Da 25 anni non se ne registrano. Ora, due in una volta, mentre è appena cominciato l’attacco in Afghanistan, non possono arrivare dal nulla. Alla ricerca di un legame con gli attentati, il primo indiziato è uno stagista mediorientale che aveva lavorato nel giornale, un ragazzo dal carattere gioviale che riesce in breve a dimostrare di essere estraneo. D’altro canto, come non lasciarsi suggestionare dalla circostanza che proprio in un aeroporto non lontano dalla sede del quotidiano, alcuni dei dirottatori dell’11 settembre avevano tentato di imparare a pilotare gli aerei da irrorazione agricola, che nei piani di Bin Laden dovevano essere adoperati per attacchi chimici su grandi metropoli. Certo, la polverina arrivata per posta è ben poca cosa al confronto, ma gli effetti sono in ogni caso rilevanti, più gravi del previsto. Come non restare turbati davanti alla scena di decine d’impiegati del giornale accalcati davanti ad un ospedale per farsi sottoporre ad analisi.

Le dichiarazioni doverosamente ambigue dei massimi responsabili americani lasciano aperta la porta all’ipotesi del terrorismo: non possiamo escludere nulla, affermano, visto che non esistono indizi. Il ministro della giustizia Ashcroft aggiunge subito che l’Fbi sta prendendo in serio esame “l’ipotesi criminale”. Certo, che altro potrebbe fare?

Ma quella frase e altre successive, destinate a suggerire che dietro l’antrace potrebbe esserci, più realisticamente, il solito una-bomber all’americana, un vendicatore solitario che mette sotto scacco la nazione, suonano invece come una conferma alle paure di una vendetta del gruppo di Bin Laden. Da troppi giorni, ormai, il volto di Aschroft rappresenta sugli schermi televisivi il volto della lotta contro gli attentatori. Ogni volta che si presenta, è di quello che gli americani si attendono che parlerà. Ashcroft uguale guerra ai terroristi. Per rompere questa associazione, occorrerebbe una dichiarazione sull’antrace precisa, inequivocabile che in questo momento però nessuno è in grado di dare.

E forse neppure basterebbe ad evitare la dissonanza cognitiva[1], l’esigenza degli americani di credere che possa essere un complotto esterno per non dover ammettere esplicitamente in questo momento un’altra debolezza, un altro buco tutto interno.

E così, l’associazione dell’antrace alla logica dell’emergenza attentati dell’11 settembre continua incredibilmente a prevalere anche quando gli obiettivi delle successive lettere, in primo luogo alcuni volti noti di organi di informazione come le reti televisive Nbc, Cbs, Abc e i quotidiani New York Times e New York Post, e poi politici democratici come il senatore Thomas Dashle, disegnano chiaramente il progetto di uno squilibrato che ha lavorato in un qualche laboratorio federale ed è in grado di produrre polverina sofisticatissima come poche persone al mondo.

Una scheggia americana impazzita. Ora lo dice anche Ashcroft: “Non è il momento in cui singoli individui approfittino della guerra al terrorismo per vendicarsi di chi gli sta antipatico. Non è uno scherzo, è comunque bio-terrorismo che sarà punito come tale. Non possono farci sprecare in questo modo energie che sono sottratte alla lotta contro i nemici esterni”. Ma, è troppo tardi. Lo smarrimento e la radicale impreparazione dimostrati dagli Stati Uniti nel fronteggiare un rischio come l’antrace anche su piccolissima scala, ha già fatto esplodere la psicosi in tutto il mondo. Da ogni parte arrivano allarmi del tutto irrazionali per polverine sospette. Una globalizzazione della paura alimentata ogni giorno dalle notizie che continuano ad arrivare, arrivano assieme a quelle della guerra, sui nuovi errori madornali che, incredibilmente, si commettono proprio in America. Pasticci che forse si potrebbero evitare se, anziché affrontare l’antrace con le armi dell’anti-terrorismo, si usasse un po’ di buon senso.

Come quello che suggeriscono i postini di Washington, dopo il ritrovamento delle spore nelle macchine di smistamento della corrispondenza di Brentwood, l’ufficio centrale della Capitale da dove sono passate almeno tre delle buste all’antrace. Inutilmente, centinaia di dipendenti chiedono di bloccare subito la distribuzione della posta in tutti gli uffici collegati e di inviare i sacchi di lettere alla decontaminazione. “Non risulta dalle nostre conoscenze che le spore possano uscire da una busta chiusa”, è la risposta delle autorità. La storia dei giorni successivi è una clamorosa smentita di questa affermazione. L’antrace passata da una lettera all’altra durante lo smistamento nelle macchine di Brentwood, arriva dappertutto. Uffici statali, Campidoglio, ministeri, Corte Suprema, perfino alla Casa Bianca. Gli effetti più gravi, mortali, si registrano dove non c’è controllo. In alcuni uffici postali, paradossalmente, e tra semplici destinatari. Gli investigatori ripercorrono anche al contrario la scia delle spore, arrivando a Trenton, New Jersey, ma senza riuscire a rintracciare l’attentatore.

D’alto canto, la gente non bada più molto alla caccia al vero colpevole, completamente travolta dall’incubo delle spore che sembrano inarrestabili e dalla consapevolezza delle nuove, inconfessabili incapacità scoperte nell’apparato di sicurezza americano. L’antrace si trasforma così nella preoccupazione che riesce a mantenere impegnata l’opinione pubblica americana sul fronte interno, il rischio che tiene alto il livello di allarme e rigenera la motivazione per una guerra sul fronte esterno che appare lunga e dai risultati incerti.

Bisogna sentirsi minacciati, non importa da chi. Le spore rappresentano il pericolo subdolo, senza volto, che mobilita ogni giorno gli americani, li richiama alla possibilità di essere colpiti di nuovo, di farsi trovare ancora una volta impreparati, a crogiolarsi nel mito dell’inattaccabilità che si è dissolto. Prima di svanire nel nulla, quel pizzico d’antrace funziona molto meglio dei periodici stati di massima allerta lanciati dal nuovo ministro, il responsabile della sicurezza nazionale Ridge. I cittadini degli Stati Uniti si accorgono che il peggior nemico è cresciuto tra loro. E tocca a loro liberarsene.

[1] Sul fenomeno della dissonanza cognitiva, in base al quale si tende a credere a ciò che è consonante con le proprie attese, paure o esigenze più che alla realtà con esse “dissonante”, vedi “La dissonanza cognitiva” di Leon Festinger


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